La fama di Orvieto risale all’epoca etrusca, quando l’antica cittadina identificata dalla maggior parte degli studiosi come Velza, conosce un grande sviluppo economico e demografico tra l’VIII e il VII sec a.c. Numerose testimonianze archeologiche confermano la presenza degli Etruschi: il primo popolo a vinificare sulla rupe utilizzando grotte scavate nel tufo. Conquistata dai Romani nel 264 a.c., Volsinii (così chiamata) continuò a rappresentare un centro importante per la produzione di vino che trasportato a Roma salpando dal Porto di Pagliano, nella zona di confluenza tra il fiume Paglia e il Tevere, allora navigabile. Durante le invasioni barbariche, la città fu al centro delle contese tra bizantini e ostrogoti. A seguito della distruzione di Bolsena, essa divenne sede vescovile e fu denominata Urbs Vetus, da cui deriva l’attuale Orvieto.

Dal XII sec. Orvieto diventa comune autonomo, ma nel 1354 il cardinale Egidio Albornoz annette la cittadina allo Stato della Chiesa. Durante la dominazione papale, il vino di Orvieto continuò a rappresentare una grande risorsa per il territorio. I numerosi papi che regolarmente risiedevano ad Orvieto, furono dei grandi committenti di vino della zona, in particolare il bianco oggi conosciuto come Orvieto Classico. La fama del vino di Orvieto fu così importante che gran parte dei lavori per la costruzione del Duomo furono pagati con quantità ingenti di vino. Pittori come il Pinturicchio e Luca Signorelli chiesero un approvvigionamento vitalizio di vino d’Orvieto per i loro affreschi all’interno del Duomo.

Con l’Unità d’Italia, le terre vaticane vengono espropriate allo Stato Pontificio ed Orvieto entra a far parte del nuovo Stato italiano.

Oggi il vino d’Orvieto è conosciuto in tutto il mondo e rappresenta il più importante vino bianco del centro Italia.